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Otoprotettori: cosa sono e quando utilizzarli a lavoro

Proteggere l’udito in determinati ambienti lavorativi è una forma di prevenzione necessaria per evitare le ripercussioni da traumi acustici, oltre che un diritto previsto dalla legge. E lo si fa attraverso l’utilizzo degli otoprotettori. Ecco cosa sono e in quali situazioni è previsto il loro impiego. 

Quello degli otoprotettori è un classico esempio in cui i DPI (dispositivi di protezione individuale) si rivelano estremamente efficaci per prevenire infortuni sui luoghi di lavoro ad alto rischio di incidente. Ma cosa sono? Conosciuti genericamente come tappi antirumore, gli otoprotettori professionali sono strumenti che proteggono l’udito dei lavoratori impiegati in contesti lavorativi particolarmente rumorosi. Si tratta soprattutto di fabbriche, officine, cantieri e tutti gli ambienti caratterizzati dal frastuono dei macchinari o dal riverbero dell’oggetto della lavorazione.

Gli otoprotettori sono strumenti indispensabili per ridurre l’intensità dell’onda sonora ed il conseguente shock acustico. Come previsto dall’art. 189 del D.Lgs. n. 81/2008, il datore di lavoro è tenuto a fornire questi dispositivi di protezione individuale a tutti i lavoratori il cui livello di esposizione quotidiana al rumore, prendendo in considerazione una giornata lavorativa di 8 ore, supera gli 80 dBA.

Riportando ciò che emerge dal decreto legislativo 626/94, l’elenco indicativo (non esauriente) dei settori che richiedono protezioni dell’udito è il seguente:

  • lavori nelle vicinanze di presse per metalli;
  • lavori che implicano l’uso di utensili pneumatici;
  • attività del personale a terra negli aeroporti;
  • battitura di pali e costipazione del terreno;
  • lavori nel legname e nel tessile.

Varie tipologie di otoprotettori

Un otoprotettore efficace deve filtrare le frequenze sonore pericolose, con un abbattimento del rumore fino ad un livello pari a circa 75 dBA. Al contempo deve garantire all’operaio la possibilità di comunicare con gli altri e percepire i pericoli. La scelta tra le varie soluzioni presenti sul mercato dipende dal livello di esposizione al rumore e dalla praticità di ciascuna opzione in relazione al lavoro da svolgere.

Esistono due principali categorie di otoprotettori, ciascuno con le rispettive caratteristiche.

  • Inserti o tappi: possono essere in gomma o plastica e variare in base alla forma. I presagomati sono realizzati in plastica, disponibili in diverse taglie e riutilizzabili. I deformabili, invece, hanno un eccellente potere di attenuazione e sono di consistenza morbida. I sagomati sono i più complessi (ed i più costosi) e possono essere integrati con appositi filtri in grado di trasformare l’energia sonora in termica. Infine, i presagomati monouso sono costituiti da materiale semirigido (a basso costo). Quando inseriti correttamente, riescono ad attenuare il rumore fino a 45 decibel e a trattenere maggiormente i suoni ad alta frequenza. Quelli più efficaci, e che aderiscono meglio al canale uditivo, sono i tappi che non superano i 10 grammi e che presentano una texture leggera e soffice.
  • Cuffie: presentano un potere di attenuazione superiore ai tappi. Possono essere leggere o pesanti. Inoltre richiedono una significativa pressione sulle orecchie per assicurare una buona protezione.

Nelle attività che contemplano un’esposizione al rumore superiore agli 80 dBA, i lavoratori devono essere informati sui rischi per l’udito, la funzione dei DPI e le modalità di impiego.

La protezione acustica è un diritto dei lavoratori

A loro volta, anche gli otoprotettori, senza un’adeguata manutenzione e senza il rispetto di alcuni parametri inerenti al comfort del lavoratore, all’igiene e alla qualità dei materiali, possono risultare controproducenti. Perciò, se è vero che disporre di otoprotettori è un diritto di ogni lavoratore esposto ai forti rumori, è altrettanto legittimo rivendicare che questi dispositivi siano conformi alle normative vigenti.

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